Storia

Il ritorno degli anni 80

Gli anni 80 sono stati il decennio più stravagante per la moda e forse il più coraggioso; il decennio delle silhouette eccessive, dei colori sgargianti, divertenti ed ironici; la fantasia animalier contamina la moda femminile e quella maschile: zebre, giraffe, leopardi e perfino scimmie entrano negli armadi urbani. La moda esercita ora come non mai il potere di comunicare valori come prefigurato alla fine dell’Ottocento dall’intellettuale ed attivista britannico Edward Carpenter, che aveva compreso come l’immagine fosse una componente importante dell’impegno individuale alla costruzione di una nuova società.

Un decennio pieno di contrasti perché se tutti i colori e le fluorescenze sono popolari nelle scelte di ogni giorno, emergono però dei trend specifici: il colore verde primeggia grazie alle scelte di stile di persone eminenti o carismatiche, la Regina Elisabetta predilige questo colore per i suoi outfit giornalieri, il bianco diventa il colore per la cerimonia da indossare sia per la sposa che per la damigella d’onore ed il colore nero si impone a sorpresa nei luoghi di lavoro verso la fine del decennio.

Una stagione eclettica, dunque, in cui appaiono una molteplicità di stili e di gusti ed in cui i diversi brand connotano diverse tribù di appartenenza dei consumatori in quanto capaci di veicolare specifici contenuti culturali e di riflettere a volte fenomeni culturali più estemporanei, come è il caso del gilet bomber da uomo reso iconico dal successo cinematografico di Back to the Future.

Molti trends degli anni 80 sono ritornati in auge in questa e nella precedente stagione, c’è chi sostiene pure che tutti i principali trend della moda contemporanea siano prestiti o rielaborazioni da quel periodo.

Gli anni 80 però non sono solo anni di rottura, ad esempio, il collo alto, che nelle stagioni precedenti era stato l’indumento delle femministe e degli intellettuali, continua ad essere un capo amato da donne forti e sofisticate come Brooke Shields.

L’elemento centrale è la comunicazione, la politica, il sogno di trasformazione declinata nella quotidianità di cui la t-shirt con elementi grafici e talvolta politici è l’emblema persistente nella moda contemporanea, la stilista Katharine Hamnett crea delle t-shirt con slogan politici come “Choose Life” e John Lennon era solito indossarne una raffigurante Micky Mouse. Un ulteriore simbolo della rottura delle barriere e dell’avvicinamento di mondi lontani è la diffusione di shorts con temi hawaiani in ambito urbano che saranno scelti soprattutto dagli skaters, la comparsa in città di cappelli a canguro trai gruppi hip hop e le tute indossate per la prima volta al di fuori di contesti di lavoro dai seguaci della cultura rap grazie al contributo del gruppo The Beastie Boys .

La politica ha pure influenzato il panorama della moda in questo periodo; i reali inglesi hanno dato inizio alla moda della camicia con rouche resa poi celebre dalla scelte di stile di Mrs Regan ed hanno istituzionalizzato il tailleur con gonna come divisa per le occasioni di lavoro istituzionale. Lady Diana era solita indossare completi country con motivo a scacchi ed oggi vediamo il ritorno di questo gusto tra gli hipster. Un altro elemento caratteristico del look della principessa triste, la camicia con manica a palloncino, ha fatto il suo ritorno nelle collezioni di questi ultimi anni. Sempre il suo abito da nozze realizzato da David ed Elizabeth Emanuel ha addirittura ispirato tutto il periodo con un gusto romantico che ha penetrato ogni altro stile materializzandosi in maniche a sbuffo, accessori di grosse dimensioni ed altri riferimenti storici. È stata l’estetica punk-rock soprattutto a fare propria questa tendenza dominata da giacche in pelle od in vinile, come le preferiva Cindy Crawford, sempre oversized, da pantaloni attillati e da pizzi e che è stata resa oggetto di celebrazione in seguito alle creazioni di Vivienne Westwood.

Il romanticismo ispirato dalla leggendaria figura di Lady Diana contamina in quegli anni tutto il gusto ed è Christian Lacroix uno dei suoi maggiori esponenti, con i suoi abiti teatrali ha saputo vestire una donna sicura del potere della sua sessualità seppure ancora avulsa nella dimensione del sogno.

Se l’attitudine “qualsiasi cosa va bene” è la dichiarazione ufficiale del decennio come dimostra il denim acid washed creato involontariamente dall’azienda Rifle mettendo un jeans in lavatrice insieme a pietra pomice e candeggina senza acqua, e che divenne un capo simbolo dei punks poi largamente dffuso in abbinamento a grossi Ray-Ban e bomber per imitare il design esibito nel film cult Top Gun, in realtà fanno il loro ingresso in ogni armadio accessori pesanti, appariscenti, come lunghi guanti in satin, grossi occhiali e braccialetti in plastica e scintillanti catene che Cindy Lauper portava stretti alla vita a creare un look tipo corsetto. Vistosi bottoni dorati adornano i blazers e catene in oro grandi portate a più fili come quelle indossate da Laurence Tureaud dell’ A Team o eleganti, ma sempre vistosissime, come quelle di Joan Collins, sembrano ironizzare o celebrare un benessere materiale realizzato da uomini in tuta da lavoro ma con sogni regali provenienti dal passato. Pizzi compaiono su guanti, bandane, top e leggings grazie soprattutto all’influenza della star Madonna che li esibiva in palcoscenico, sui set dei video musicali ed anche cinematografici come ad esempio quello di Desperately Seeking Susan del 1985.

Negli anni 80, si diffonde l’ossessione per il fitness ed i leggings diventano elementi onnipresenti nei guardaroba per la popolarità dei video di esercizio fisico: la leggenda dell’aerobica Richard Simmons rese gli short e i top super attillati un look popolare consacrati poi dal film Dirty Dancing ed anche le star della musica non resistono al fascino dei leggings di quel tempo, ad esempio Joan Jett li accosta a giocche oversize in look punk. La moda ispirata alla danza fa ancora entrare nell’armadio comune di quel periodo maglie scollate sulle spalle come quelle portate da Jane Fonda nel film Flashdance.

Si sta realizzando così un’ulteriore trasformazione della moda tradizionale: non è piu il vestito a dare forma al corpo e a definire l’immagine, bensi è il corpo stesso a conferire la sua immagine al capo di abbigliamento. Uno dei maggiori interpreti di questa rivoluzione è lo stilista Azzadine Alaia, il quale introduce il tessuto stretch per abiti super aderenti.

Madonna e Freddy Mercury contribuiscono alla popolarità dello stile indossando body sopra pantaloni jeans a vita alta, il famoso cantante britannico lo esibiva in colore bianco ed in abbinamento a delle t-shirts che lasciavano intravedere il corpo nudo. Un’altra icona che amava questo abbinamento era Tina Turner. Il corpo in evidenza richiama le trasparenze che diventano sempre più popolari anche grazie ad un’ attrice famosa come Kim Basinger che le amava particolarmente. Un altro capo che riflette questa inversione di rapporto tra capo di abbigliamento ed il corpo è la minigonna attillata, amatissima da Kylie Minogue, ancora più corta di quella popolare negli anni 60 ed esibita in colori spesso sgargianti.

Prima del crollo del mercato nell’ottobre 1987 che dagli Stati Uniti si diffonde in tutto il mondo, il mondo diveniva sempre più ricco ed i guardaroba esibivano questo periodo di prosperità.

Thierry Mougler ed Emanuel Ungaro sono forse gli stilisti che danno maggiore eco al desiderio delle donne di usare la moda per dare voce alla propria ambizione di entrare nelle più alte sfere di governo delle grandi multinazionali. Le spalle angolari ed evidenti, colori sgargianti ed accessori importanti veicolano l’immagine di una donna sicura della propria sessualità: blazer a spalle larghe indossate da Molly Ringwald in Pretty in Pink sono parte dell’estetica yuppies, acronimo per giovani professionisti metropolitani, il gusto campione del materialismo appariscente che sfoggia orologi d’oro a bordo di macchine BMW ed indossa marchi prestigiosi come si vede nel film di Oliver Stone Wall Street.

Sono componenti essenziali del look metropolitano di questi anni il blazer oversize appunto, maglioni da portare sopra le spalle e completi professionali dalla forma esagerata spesso a triangolo capovolto, come quelli indossati da Melanie Griffith sul set Working Girl o da Grace Jones anche se quest’ultima preferisce un design molto più affilato . La svolta decisiva per la moda dei decenni a seguire avviene proprio in questo spazio culturale con Chanel, che introduce un tailleur strutturato ma essenziale con abbottonatura dorata ed in nero, il colore consacrato verso la fine dello stesso decennio come il colore per eccelenza delle categorie professionali  grazie soprattutto all’influenza della maison giapponese Comme des Garcons.

È proprio dal Giappone, infatti, che emerge un nuovo tipo di moda, opposta a quella occidentale, e basata sulla decostruzione del design e sul colore nero che evolverà nel corso degli anni 90 nel minimalismo.

Molti trends degli anni 80 sono ritornati in auge in questa e nella precedente stagione, c’è chi sostiene pure che tutti i principali trend della moda contemporanea siano prestiti o rielaborazioni di quel periodo: accessori dalle dimensioni esagerate, nel nostro store potete trovare le creazioni di Chiara Palagi, catene da portare al collo o alla vita o inserite direttamente sul capo, come Fabiana Filippi le ha proposte questo anno, la fantasia animalier che ritorna nelle collezioni di Valentino Red insieme a modelli oversized ed a trame check proposte anche da Aniye By. L’azienda veneta ha pensato ad abiti con spalle over, paillettes ovunque da portare anche come blusa in abbinamento al legging; Il legging è a sua volta un altro protagonista della corrente stagione da portare anche in contesti formali, grazie al ricorso alla tecnologia,  Fabiana Filippi e Franz Lyman li propongono, infatti, in combinazioni di materiali stretch e pregiati come il cashmere.